Domani: 25 aprile 1945

2013-04-24-25aprile

Liberazione dell’Italia!

Festeggiamenti ogni anno!

Siamo davvero sicuri che siamo stati liberati? Davvero siamo liberi?

Io ho qualche dubbio…se penso alla Nato, al Vaticano…e voi?

Annunci

Terzo millennio???

http://magazinedelledonne.it/news/content/2447305-piccola-mowgli-in-india-una-bambina-e-stata-cresciuta-dalle-scimmie?utm_source=magazinedelledonne&utm_medium=mail&utm_campaign=digest

http://magazinedelledonne.it/news/content/2447208-stupro-su-facebook-a-chicago-15enne-violentata-dal-branco?utm_source=magazinedelledonne&utm_medium=mail&utm_campaign=digest

Navigando per il web…Leggo:

è un problema tuo, non mio. io sono imperfetta e come tale no, non ho capito un cazzo della vita, secondo i tuoi canoni cattolici (poi). mentre secondo i miei canoni, quelli veri, quelli della vita reale, ho capito fin troppo.
Così come ho capito che sei un “fake seriale, a seconda di chi devi andare a rompere”. (ma una volta gli anziani, non andavano a guardare i cantieri?) stò internet è veramente un gran rompimento di coglioni.

Spiego dall’inizio per far capire meglio il discorso che voglio intraprendere.

Sul web gira un tizio che commenta esclusivamente allacciandosi alla sua teologia. Quasi sempre fuoruscendo dall’argomento del post.  La blogger (il testo sopra è appunto stato scritto da una donna blogger) è atea, da quel che si può capire ed evidentemente non ha accettato molto il commento del tizio (conoscendolo come lo conosco io)
Ora, tralasciando le parole colorite che sinceramente avrei scritto anche io, mi chiedo: cosa centra Cristo e la teologia se la blogger  è triste ed incazzata per qualcosa avvenuto nella sua vita reale? Poi perché il tizio va sul suo blog quando (e si capisce molto bene) non è accettato?
E’ un po’ come il cacio sui maccheroni che si mette alcune volte senza chiedere se l’altro lo digerisce, se non ne è allergico, o, come nel mio caso, è vegano…
Per non parlare della sua insistenza affermando che tornerà a rompere sul suo blog
Conclusione capisco molto la blogger che lo definisce : fake seriale e ha tutta la mia approvazione.

👏

Quello che non ho accettato è invece questa affermazione:
“ma una volta gli anziani, non andavano a guardare i cantieri?”
Vero che ci sono anziani, in prevalenza uomini, che passano il loro tempo guardando i cantieri, facendo commenti da professori, come se capissero tutto loro di lavoro, però mi preme anche far notare che non è corretto far di tutto un’erba un fascio.
Pubblicai a suo tempo un post: https://farfallaleggera07082014.wordpress.com/2016/02/28/risposta-ad-un-commento-precedente/ e vorrei aggiungere che  fare distinzioni fra giovani e anziani sia deleterio, non tanto per gli anziani in quanto hanno già dato e in alcuni casi continuano a dare, specialmente al sud, quanto per i giovani  che in questo periodo storico non galleggiano in buone acque. Ricordate la Fornero con choosy? O con bamboccioni di Schioppa?

Smettiamo di dividerci in categorie e appellativi fuori luogo, consideriamoci esseri umani semplicemente. Se poi qualcuno è un fake, lo si può cordialmente mandare a fan…come ha fatto diplomaticamente la blogger in questione.

🤔😬🤐🤢😷👍

Nella mia imperfezione …

Stasera pensavo che anche qui sul web succedono cose che mi inducono ad una piccola riflessione.
Un paio di giorni fa mi è bastato leggere un commento di una blogger, vedere la reazione infantile di un’altra per aprire improvvisamente gli occhi  e capire tante piccole cose che messe insieme mi hanno dato un’immagine ben precisa, e lucida. Questa blogger infantile che si dichiara fervente cristiana non riesce a perdonare e ad andare oltre, dimostrando così che il suo voler apparire “perfetta” è solo arroganza e presunzione.

Io, nella mia imperfezione, sto diventando perfetta? Non credo proprio e manco lo vorrei in quanto sono consapevolmente umana, però sono finalmente rinsavita e ne sono contenta.

Volare

E’ un po’ di tempo che manco dal web, sono al mare, come ogni estate (se così si può chiamare la stagione odierna) partiamo con tutta o quasi la famigliola a seguito e il tempo sui blog viene meno. Quando capita che ci ritorno, leggo sempre che quella esigenza di male parole, di ferire, di sproloquiare a vanvera non è venuta meno, anzi si accusa altri che non si va più a commentare su un blog amico perché è venuto meno il gioco come se la persona che scrive queste maldicenze non ne avesse fatto parte. (la famosa pagliuzza e la famosa trave)

Si  continua a sputare veleno e nonostante che il tempo sia passato rimane sempre quel senso di rancore nel cuore di alcuni. Mah contenti loro di voler continuare a coltivare rabbia e risentimento, facciano pure.

Io vado oltre cercando ciò che di buomo e di pulito la vita mi può donare e non solo nella vita reale ma anche in quella virtuale. Ho lasciato andare l’amarezza e la tristezza che la cattiveria gratuita di certa gente mi procurava.

E  ritorno nel virtuale per vivere, per scegliere, per godere ciò che mi fa star bene con me stessa e con gli altri.
In fondo mi chiamo Farfalla Leggera e volo…

Massimo Ottolenghi

Scrisse: “Per essere partigiani, per combattere l’indifferenza, voi giovani non avete bisogno di un simbolo, di una bandiera, di un’ideologia: avete la Costituzione“. Massimo Ottolenghi è morto a 100 anni: avvocato, magistrato, scrittore. E prima di tutto il partigiano Bubi. “Un ribelle”, amava definirsi: “Sono fiero di essere un uomo libero”. Uno dei suoi ultimi libri, una sorta di testamento ideale, si intitolava Ribellarsi è giusto (Chiarelettere). Il sottotitolo parlava, come al solito, ai giovani: “Il monito di un novantacinquenne alle nuove generazioni”. Mescolava l’orgoglio della sua battaglia di civiltà e il rimpianto per non aver fatto abbastanza per costruire un Paese migliore. “Di tanta inerzia e inettitudine – scrisse in quel libro di qualche anno fa – siamo noi i colpevoli per non aver saputo scindere fino in fondo il bene dal male, per non aver saputo epurare, per non aver saputo preparare la generazione dei vostri padri. Di tanta colpa vorrei chiedervi perdono”

Ottolenghi (Torino, 1915) partecipò alla lotta di liberazione sulle montagne piemontesi, in particolare nelle valli di Lanzo. Aderì al Partito d’Azione, insieme a Alessandro Galante Garrone, Ada Gobetti, Giorgio Agosti. Aveva conosciuto l’antifascismo in famiglia negli anni Venti. E rafforzò le sue convinzioni dopo che il padre (professore di diritto internazionale e amico di Luigi Einaudi) fu espulso dall’università di Torino dopo l’approvazione delle leggi razziali, nel 1938. Prima di “salire in montagna” entrò in contatto con Norberto Bobbio, i fratelli Galante Garrone, Duccio Galimberti. Scrissero di lui: “La Resistenza di Ottolenghi fu una resistenza civile, piuttosto che militare. Personalmente poco propenso all’uso delle armi, egli fu investito di compiti di alto livello nei contatti fra comandi militari, formazioni partigiane e istituzioni locali, sia nelle valli di Lanzo, sia fra le valli e Torino, e si adoperò efficacemente e con frequente grave rischio personale anche per proteggere combattenti, sfollati, ebrei e popolazione civile da arresti, rastrellamenti e rappresaglie. Come uomo di legge, agì inoltre per favorire, nei contrasti interni e nei tribunali partigiani, il rispetto di regole ragionevoli e, per quanto possibile, condivise”. Salvò la vita, tra l’altro, a 200 ebrei. Fu lui ad assumere per la prima volta Giorgio Bocca, al giornale Giustizia e Libertà, l’organo del Partito d’Azione. Proprio le parole del suo amico diventato grande giornalista sul suo libro gli trasmisero di nuovo orgoglio e fierezza: “Ho ricevuto il tuo libro – gli scrisse Bocca – dove ho ritrovato la purezza e forse anche l’intransigenza di Giustizia e libertà“.

Sul tempo che stiamo vivendo era apparentemente scettico: “Provo tanta amarezza per questo nostro Paese – affermò in un’intervista a Repubblica – Rivedo nelle vicende di oggi tante cose già viste. Gli uomini non hanno imparato nulla: penso all’odissea dei migranti che mi ricorda la tragedia della nave Saint Louis che nel 1939 vagò, con i suoi mille profughi ebrei, da un porto all’altro. Tornarono in Germania e molti di loro morirono nei lager”. Per questo, anche per questo, il suo continuo appello alle nuove generazioni: “Io sono un vecchio testardo – scandì una volta – Ero un resistente e sono rimasto un resistente anche alla mia età e nella vita di oggi. Perché sono un democratico in servizio permanente effettivo. Sono un vecchio che non ha più futuro e che pensa che l’unico futuro siano i giovani che io amo in modo particolare e che costituiscono la speranza e la ragione per cui ci siamo battuti e in cui noi abbiamo sperato affidando loro la Costituzione che è il grande risultato della guerra di Resistenza”.

E la Costituzione è lo strumento con il quale i giovani possono rendere migliore il Paese: “La libertà – raccomandava – è un bene che non si conquista una volta sola ma che va conquistato ogni giorno, è un bene che che va difeso e non bisogna lasciare che venga insidiato abdicando ai propri doveri e alle proprie responsabilità e delegando altri che possono far male uso della delega, come sta avvenendo in tutti i settori della vita pubblica italiana”. Disse di aver scritto quel libro, Ribellarsi è giusto, “come un urlo, come uno sfogo, come un invito ai giovani che sono gli unici che possono assumere nelle proprie mani la situazione e che non vanno compromessi con il passato e che non hanno ancora macchiato le proprie coscienze con vergognose azioni politiche o affaristiche. I giovani sono l’unica speranza e risorsa per la ricostruzione e la rinascita del Paese, rinascita che deve farsi tornando ai valori del Risorgimento e della Resistenza“.