Amicizia

Un’amica è da un pò di giorni che non scrive.
Mi preoccupo perchè abbiamo un bellissimo rapporto di sincerità. E’ così difficile trovarla in questo oceano che è il web.
Mi piace, è delicata, gentile, soave, sognatrice.
Dovrei esserci un pò abituata alle sue sparizioni, lo ha già fatto altre volte ma man mano
che il nostro rapporto si rafforza si fa avanti un’ansia in me quando non scrive, anche
perchè lei fa anche tre o quattro post al giorno.
Al mio messaggio mi risponde che preferisce al momento riposare dal blog perchè è una
rincorsa ai commenti, lei commenta per essere commentata e viceversa.
Io rispondo che l’importante è la sua serenità, il blog può aspettare.
A pc spento però rifletto tra me e me. Mi ha colpito in particolar modo la sua frase: “è una rincorsa ai commenti, io commento per essere commentata e viceversa”?
Davvero è così?
Io devo commentare per essere commentata, e gli altri commentano per essere
commentati da me?
Se così fosse allora, ha ragione lei…diventa uno stress e questo a me non sta bene.
Io voglio condividere i miei pensieri, ricevere commenti ma senza stress. Ed io commento i pensieri altrui ma senza stress.
Lo scrivere non è per me un obbligo e non lo deve essere neanche da parte di altri.
Il pubblicare, il commentare è una scelta. I blog che ho linkato li ho scelti io. Qualcuno lo
commento più frequentemente, altri meno, ma non mi sento in obbligo verso qualcuno. E credo, e spero che sia così anche dalla controparte.
L’amicizia è un dare ed avere ma senza costrizione alcuna.
O sbaglio?
Ho scelto di lasciarla andare, anche a malincuore…ma la mia libertà vale di più di un
commento e se lei vorrà sa sempre dove trovarmi. (✿◠‿◠)

A presto. Baciobacio ❤

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Stamattina presto ho ripreso a fare la mia corsettina mattutina, fa ancora frescolino nonostante sia suonato il mese di maggio. Dovrebbe sentirsi la primavera ma così non è.
Non me ne preoccupo granché, la temperatura è sopportabile e poi correndo…
Il pigrone ha preferito il letto ed io quasi quasi ne sono contenta così posso lasciarmi andare ai miei pensieri.
Ultimamente noto che sono contenta, più serena, più propensa a godere di me stessa e nello stesso tempo ad aprirmi agli altri.
Porto avanti le mie convinzioni, le mie idee, con fatica lo ammetto, ma comincio a vedere riscontri. Ciò mi fa dedurre che sono sulla strada giusta. Le parole anche quelle dure, che possono far male, alla fin fine sono solo parole, quel che resta di vero sono i fatti. Ed io li esamino, li trituro, li soppeso, ormai ho imparato a farlo. Mi è costata fatica, anche lacrime, ma sono rimasta nella mischia e ho tirato fuori ciò che mi ha dato emozione, appunto i fatti, che mi riempiono le mani e il cuore di cose buone.
Mi sono fermata, respiro l’aria pulita a pieni polmoni. Un ragazzo si ferma anche lui, mi chiede se va tutto bene, forse ha intuito che ho una certa età ed allora… Gli sorrido e gli rispondo che sono un pò fuori esercizio per via delle piogge di questi giorni che mi hanno impedito di mantenermi in allenamento. Scoppia a ridere e mi fa: “Diamo la colpa alle piogge…va”
Credo che qualche tempo fa gli avrei risposto dandogli dello scostumato, poi in un lampo ricordo io da giovane prendere in giro gli anziani d’allora, scoppio anche io a ridere: “Sì sì è meglio!”
Riprendiamo a correre insieme, ma lui è più veloce, non riesco a stargli dietro, si volta e mi chiede: “Posso andare? Sicura?”
“Sì” rispondo
“Ok, a domani”
Gli faccio segno di risposta con la mano, poi penso… sì a domani, se sopravvivo!
Baciobacio a tutti.

Mi telefona un’amica, chiede il mio aiuto, le rispondo che ora sono in pensione e non voglio più sentir parlare di lavoro, insiste, addirittura mi prega, è un caso delicato…mi torna in mente di quando anche io ero in difficoltà e ho chiesto aiuto anche solo per un parere. Accetto…
Chiudo il cellulare e penso: chissà perché lo chiamano cellulare? Ai miei tempi così era chiamato quel furgoncino della polizia dove ti caricavano per portarti in centrale per accertamenti.
Comunque lo restituisco a mia figlia dicendole che non sono molto convinta, lei si mette a ridere e mi dice: “chi vuoi imbrogliare mamma? Come se non ti conoscessi..”.

Abbozzo un sorriso.

All’indomani mi trovo davanti una ragazzina di dodici anni, bella da morire, con i capelli neri lunghi, occhi verdi, mi ricorda Ornella Muti da giovane, ma lo sguardo è spaventato, quasi terrorizzato.
Mi faccio raccontare i fatti, ogni tanto scoppia in crisi di pianto, ed io mi accorgo che non sopporto vederla piangere, i suoi occhi perdono quel colore smeraldo che li fa brillare.
Glielo dico e lei mi risponde che anche il suo ragazzo glielo diceva mentre la teneva per mano, mentre la baciava, mentre l’accarezzava… ma lei non era ancora pronta e glielo ha detto ma lui non l’ascoltava, non si fermava, lui…
Io guardo la mia amica, lei mi capisce al volo, dopo tanti anni di lavoro insieme, mi dice solo: ok.

Mentre torno a casa, respiro profondamente, e penso che ho ragione quando dico che non voglio più sentir parlare di lavoro, ci sono cose che anche solo nell’ascoltarle ti lacerano dentro.

Rancore

Parlavo in un post precedente del cambiamento che sta avvenendo in me. Del mio lottare faticosamente perché ciò si realizzi compiutamente.
Mi accorgo però che mi manca qualcosa per afferrarlo totalmente. Azzerare il rancore provato nella mia gioventù verso la città e la gente che mi ha adottata. Rancore che si è accumulato, ingigantito negli anni che mi ha impedito di superare difficoltà di realizzarmi come sognavo, e di portarsi via anche alcune mie certezze.
Questa città schiava di un certo Agnelli che ha sradicato, per fame, la mia famiglia dalla sua terra e ci diede con il lavoro sì una vita dignitosa ma quanta sofferenza in questo percorso. Leggere cartelli: “qui non si affitta a meridionali”, essere additata “quella è figlia di quei meridionali che abitano in…”, vivere in quartieri ghetto (Vallette, Falchera), in una periferia dove non c’erano servizi e strade, dove si vedevano solo campi, lontani dal centro perché potevamo infettare i torinesi puro sangue, entrare in negozi dove il negoziante ti derideva fingendo di non capire cosa volevi comperare perché non parlavi il loro dialetto…
Sentirmi straniera in Italia, tra italiani.
Mentre scrivo mi vengono in mente gli emigranti di oggi e provo tanta tristezza per loro, perché io sono stata emigrante e ho provato sulla mia pelle cosa significa essere emarginati. Sono cicatrici che non si rimarginano mai, che ti rimangono dentro nonostante il tempo che passa e il rancore non passa.
Mi ci vorrà ancora del tempo, forse tutta la vita, per comprendere e tornare ad avere fiducia in questa umanità che si sente grande solo nella sua miseria interiore, quella fiducia che avevo quando solo salita, con mamma, papà, fratello e una valigetta di cartone su quel treno dai sedili di legno.

Tempo di bilanci

Non amo molto i bilanci di fine anno ma quest’ultimo è stato per me molto importante. Oserei dire persino positivo, nonostante fosse un bisestile. Chissà se è vera questa storia che porta sfortuna… Mah a me è andato bene alla fin fine, lo dico anche se posso apparire egoista e presuntuosa

Si sono concretizzati alcuni miei progetti a cui stavo dietro da parecchio tempo. Finalmente li ho visti realizzarsi, il che dimostra che chi la dura la vince. Significa che ho seminato bene e di conseguenza ho fatto un buon raccolto.
Anche nel virtuale ho seminato un piccolo seme e ho raccolto un piccolo frutto proprio pochi giorni fa, piccolo piccolo ma per me, inesperta e paurosa di sbagliare, è già stata una conquista. Ora dipende da me farlo diventare un albero, ne sono consapevole e chissà se ci riuscirò…

Ho tagliato certi legami talmente deludenti che mi erano diventati stretti, è stato doloroso, lo confesso ma anche qui alla fine ci sono riuscita ed è questo che più conta. Ci sono persone che hanno fatto il loro tempo nella mia vita ed è quindi giusto per me e per loro lasciarle andare. Da un dolore ne è uscita una gioia, una voglia di guardare avanti sorridendo a chi vuole ricambiarmi, i nuovi incontri portano novità, nuove esperienze di vita, nuovi percorsi da fare insieme, nuovi arricchimenti di saperi, di idee…

Un’amica (una Jung in gonnella) mi dice sempre che l’energia per circolare deve essere liberata e che la vita è fatta di coincidenze che noi dobbiamo saper capire e afferrare con maggior consapevolezza, che nulla avviene per caso, orbene io mi sento pronta per  il prossimo anno…

…Per il 31 dicembre:

Alzerò il calice agli operai, sopravvissuti alla decimazione, che possano tornare a casa la sera dalle loro mogli e gioire della loro vita pulita e straordinaria che fiorisce oltre la fatica e l’usura.  Il mio brindisi è per tutti gli uomini di buona volontà che pagano le tasse, che si impegnano nel nascondimento con azioni giuste, nel rispetto dell’altro e con un grande senso civico e comunitario…uomini ordinari che magari non vanno a messa la domenica e non comprendono come le religioni possano devastare così tanto la convivenza civile! 
Infine un brindisi a me che non mi arrendo alla tristezza e intendo dare al giorno un volto nuovo, ogni mattina. L’Angela di ieri va a letto la sera e alla fine del giorno non sarà più la stessa: la donna che si mette in viaggio e farà ritorno, direbbe la Singer, sarà un’altra. Così mi preparo per crescere e acquisire più consapevolezza nelle ore che verranno. La storia richiede molta vigilanza e la tentazione di rinchiudersi nella conchiglia vuota dell’anima è sempre alle porte…ma devo resistere, resisterò, perchè la mia famiglia, la mia gente, questa terra hanno bisogno della mia normalità, del mio coraggio di esistere per ciò che sono con la testa libera e il cuore aperto per accogliere l’infinitesimale.
http://angelaesiste.blogspot.it/2007/12/il-coraggio-della-normalit.html 

Buon anno a tutti voi di vero cuore

Dimenticavo… io sarò QUI e voi dove sarete?

Buon Natale a tutti voi

Il bello del web, almeno per me, è che mi dà la possibilità di conoscere persone stupende. Infatti qualche anno fa ho conosciuto Angela, che purtroppo una brutta malattia ha portato via, una blogger speciale che tramite i suoi post semplici, di realtà quotidiana, mi ha lasciato un mondo pulito, di spiritualità pulita, che sa di VERO vangelo. Non ricordo come sono giunta al suo blog, ricordo solo che la leggevo con delicatezza, la studiavo osservando ogni sfumatura del suo scritto, mi sembrava irraggiungibile, poi ho cominciato a commentarla, confesso prima timidamente, poi apertamente quando mi sono resa conto di avere trovato una persona speciale che poteva essere per me un dono, davvero un autentico dono. Io passavo un periodo non bello, per non dire proprio brutto, troppo dolore, troppe lacrime. Il suo blog è diventato un’oasi di pace, parole dolci, consolanti. Il mio allontanamento da Dio, mi faceva sentire di vivere in un deserto, lei è diventata la mia acqua a cui dissetarmi nel momenti in cui mi sentivo l’anima arsa, bruciante. Tramite lei sono tornata a casa, da Lui, alla sua perfezione e a essergli nuovamente grata della vita che mi aveva dato. Ho smesso di bestemmiarlo, ma nuovamente ad amarlo senza timore perchè era nuovamente qui con me al mio fianco, un amico con cui potevo passeggiare raccontandogli di me. E tramite lei ho riempito anche una mia lacuna, mi ha permesso un altro incontro meraviglioso: Padre Turoldo. Ne avevo sentito parlare ma non avevo mai approfondito, poi ho capito che parteggiava per i poveri, per i derelitti, come me, come Angela… Ho conosciuto Fontanelle…

 Ancora un’alba sul mondo:
altra luce,
un giorno mai vissuto da nessuno,
ancora qualcuno è nato:
con occhi e mani e sorride. 

Mi manca la sua sensibilità, la sua umanità, il suo modo pulito di vedere il mondo, il suo modo di “incazzarsi” contro i prepotenti senza rancore, senza odio, mi mancano le sue riflessioni senza ma…, la sua autenticità…

Poche persone come lei….

Incomprensioni*

In questi ultimi due e tre giorni mi sono accorta di essere davvero stanca. Stanca di parole, stanca di non essere capita, stanca di sentirmi colpevole e stanca di sentirmi puntare il dito contro.
Parole gentili, parole educate che nascondono l’incapacità di capire il significato di quello che io intendo dire. Una volta accettavo questa incomprensione, la giustificavo anche e qualche volta passavo anche per scema, ora mi sono stufata davvero.
Sto imparando a muovermi in questo mare, a prendere il coraggio di scrivere ciò che realmente penso e provo, le mie emozioni, i miei sentimenti, le mie alterazioni, se qualcuno sbaglia impari a tirarsene fuori da solo, si prenda le sue responsabilità e ne accetti le conseguenze.
Io me sto fuori ad osservare, a leggere ciò che un cuore malvagio può scrivere, tanto so oramai che non mi può fare male, più di quello che ha già fatto.
Sono diventata forte e non accetto più di fare la comparsa, non mi sta più bene perché non è salutare per me e se a qualcuno non va il mio modo di essere può accomodarsi fuori.  Io sono così…

Proseguo il mio viaggio anche da sola se necessario ma senza più sofferenza.

La vita

Ultimamente sto riflettendo su cosa sia la vita. E’ un’insieme di cose, di sentimenti, di gioie, di dolori, di rancori, di invidie, d’amore, di soddisfazioni e non, di incontri che ti riempiono il cuore, di abbandoni che ti straziano, momenti di solitudine, di vera amicizia, ma quello che ci accompagna sempre  è la libertà di scelta. Su questa non ci sono alti e bassi, è questa e basta!
In questa libertà di scelta è necessario e vivo sempre il cuore, è difficile scegliere solo con la ragione, con il cervello.
Direi impossibile e quando ti accorgi di essere entrato in contatto con gente meschina, ipocrita che è lontana mille e miglia dal tuo mondo fatto di veri valori, valori puliti dove i tuoi momenti sono gestiti dal Dio in cui ti affidi, capisci che la tua libertà di scelta diventa come una sorta necessaria di benessere per la tua anima.
Allora ti allontani, anche se senti che fa male, che le lacrime scendono, purificatrici.
E’ necessario che scendano per lavare il tuo viso, i tuoi occhi, per poter tornare a vedere oltre, per poterti permettere di cercare nuovamente il bene di cui hai bisogno.
Perché sai che il bene esiste, è nel cuore di ognuno di noi ma è nascosto e abbiamo paura, con la nostra fragilità umana, a farlo uscire.

Ed allora lotti, piangi, ma sai che raccoglierai…
Sì la vita è cercare la felicità che ti fa star bene, nulla più di questo.

La mia vita

Vi siete mai sentiti dentro una prigione e non sapere come uscirne? Prendere coscienza di qualcosa di negativo, che sapete essere negativo ma non avere il coraggio di parlare, di dire ciò che non va per paura di offendere altre persone? Non sapere come comunicare questi vostri sentimenti, queste vostre certezze perché siete più che sicuri al 100% che non saranno comprese? Essere stufi di sentire parole, giustificazioni inutili, campate in aria che sapete benissimo che se ci soffiate contro queste voleranno via senza lasciare nulla, solo indifferenza?

Non avete mai sentito il bisogno di chiarezze che danno luce alla vostra vita? Di essere circondati da persone che conoscano il verbo fare? Che diano importanza al verbo agire abbinandolo alla parola rispetto, alla parola sincerità, alla parola onestà?

Ecco io in questi ultimi tempi ho dato delle risposte a queste domande, forse non totalmente perché non sono perfetta ma credo, anzi ne sono convinta di esserne uscita vincitrice, ed allora lascio andare chi non vuole far più parte della mia vita nel modo da me ritenuto giusto e tengo gli altri che davvero mi amano.

Baciobacio ❤

Anna

Io

E’ vero che io sono strana, oramai non lo nascondo neanche più a me stessa anzi sono quasi contenta di essere tale. In questo mondo così superficiale di oggi, sull’egoismo che uccide l’amore e l’amicizia, sentirmi una voce fuori dal coro mi fa persino star bene nonostante senta o legga parole senza un vero significato, inutili per me.

E’ vero che sono impulsiva, che mi arrabbio facilmente ma difronte alla consapevolezza di  incapacità di ascoltare davvero ciò che io voglio dire, far capire, questo desiderio recondito di alcuni di volermi far sentire incompresa ed, ancora peggio, non capace a farmi comprendere, mi fa stare male.

E’ vero che dopo l’incazzatura mi avvolge una tristezza che diventa sempre più pesante a tal punto da farmi sentire sola, sensazione che io detesto, perché la solitudine mi crea un senso di resa, d’impossibilità a continuare ciò che avevo creato come un progetto di vita.

E’ vero che questa giornata di pioggia non invoglia ad uscire dal proprio guscio caldo casalingo, ma io so che sopra queste nuvole c’è il sole che può ancora riscaldare le mie ali di farfalla, ed allora aspetto che con esso escano anche altre parole che mi diano emozioni, speranza, amore perché io non ho bisogno di altro.