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Lettura in Italia

Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.

Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi.

La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.

La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente.

I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno.

L’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi.

Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.

I cittadini stranieri residenti in Italia che tra il 2011 e il 2012 dichiarano di aver letto almeno un libro sono il 37,8%, indice di una minore propensione alla lettura da parte degli stranieri rispetto agli italiani (52%). Quasi la metà degli stranieri legge almeno un quotidiano a settimana (48,6%) e il 29,5% settimanali o periodici.

Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva.

Tra il 2010 e il 2014 la spesa delle famiglie per libri, giornali e periodici si è contratta del 18%, quella per articoli di cancelleria del 31%. La riduzione risulta molto più alta di quella registrata complessivamente per l’acquisto di beni (6%).

Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista per classe di età (valori percentuali)
lettori per età

Dati di maggiore dettaglio sono disponibili su http://dati.istat.it al tema “Cultura, comunicazione, tempo libero, uso del tempo”, sottotema “Stampa, mass-media, nuovi media”.

https://www.istat.it/it/archivio/178337

Certo che UN SOLO libro letto in 12 mesi non è un bel primato, specie per la fascia giovanile che da quel che capisco dal grafico è in ribasso dal 2010. Tengono bene i nonnetti della mia età!

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2017 in Notizie

 

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Requisiti per la pensione dal 2017…

Fra le misure riguardanti la Riforma Pensioni all’interno della Legge di Stabilità c’è lo stop agli adeguamenti alle speranze di vita per alcune categorie di lavoratori (in particolare precoci e addetti a mansioni usuranti), mentre non si registrano novità per le altre tipologie di pensioni, che quindi continuano ad applicare gli aumenti delle aspettative di vita previsti dal Dl 78/2010.
Vediamo dal sito delle piccole-medie imprese pmi.it tutti i requisiti per andare in pensione nel 2017 e negli anni a seguire, almeno in relazione a questo parametro.

Il primo adeguamento alle speranze di vita è scattato nel 2013 ed era pari a tre mesi, a cui si sono aggiunti altri quattro mesi nel 2016. Risultato: ai requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e a quelli contributivi per la pensione anticipata, nel 2017 vanno aggiunti sette mesi. Quindi, l’età per la pensione di vecchiaia 2017 è pari a:

  • 66 anni e 7 mesi per lavoratori dipendenti del privato
  • 66 anni e 7 mesi per lavoratori autonomi
  • 66 anni e 7 mesi per lavoratrici del pubblico impiego
  • 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome
  • 65 anni e 7 mesi per lavoratrici del privato

Per quanto riguarda la pensione anticipata, invece, il requisito 2017 è pari a 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.

C’è poi il caso particolare della pensione contributiva, applicabile sia ai trattamenti di vecchiaia sia alle pensioni anticipate. La pensione di vecchiaia contributiva riguarda lavoratori che quando raggiungono l’età pensionabile sopra riportata non hanno perfezionato i requisiti contributivi (20 anni di contributi versati, e un assegno pari ad almeno 1,5 volte il minimo). Se hanno 5 anni di contributivi versati, nel 2017 accedono comunque a una pensione di vecchiaia con 70 anni e 7 mesi di età. La pensione anticipata contributiva è invece riservata a coloro che hanno 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno 2,8 volte il minimo: il requisito anagrafico 2017 è pari a 63 anni e sette mesi.

E veniamo alle tipologie per le quali la manovra 2017 ha eliminato l’aspettativa di vita. Aboliti del tutto per la pensione anticipata lavori usuranti.

Per quanto riguarda i precoci (con almeno un anno di contributi entro i 19 anni), sono stati eliminati gli adeguamenti 2013 e 2016, e il requisito 2017 per la pensione anticipata è stato fissato in 41 anni di contributi (bisogna comunque rientrare in una serie di categorie, elencate dalla legge). I prossimi adeguamenti alle aspettative di vita, però, dal 2019 saranno calcolati.

L’adeguamento alle speranze di vita si applica anche all’Opzione Donna, forma di pensione anticipata su cui la Legge di Stabilità 2017 ha introdotto nuove forme di flessibilità, aprendo alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre dell’anno. Accedono all’Opzione Donna le lavoratrici che hanno almeno 35 anni di contributi. L’età anagrafica comprensiva di aspettativa di vita, è pari a 57 anni e sette mesi per le dipendenti e 58 anni e sette mesi per le autonome.

Infine, ricordiamo che gli adeguamenti alle aspettative di vita non riguardano gli autonomi iscritti alla gestione separata e alle casse previdenziali dei professionisti.

Per quanto riguarda i prossimi adeguamenti, sono previsti nel 2019 e poi ogni due anni (quindi 2021, 2023, 2025 e così via). L’entità degli aumenti è decisa di volta in volta, in base ai dati Istat. L’adeguamento 2019 sarà stabilito alla fine del 2017: secondo l’analisi della Ragioneria Generale dello Stato, potrebbe essere inferiore a quelli precedenti, e non si esclude che sia pari a zero, nel qual caso i requisiti resterebbero immutati fino al 2021.

http://quifinanza.it/lavoro/i-requisiti-per-la-pensione-dal-2017-in-poi/118228/?ref=libero

Posso dire che è: TERRIFICANTE?

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2017 in Notizie

 

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Mah

Leggo questo articolo:

http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/23/news/kuki_gallman_ferita_kenya-163701773/

e mi torna in mente Dian Fossey.

Mi chiedo: è possibile che gli animalisti diano così tanto fastidio?

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2017 in Notizie

 

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E poi…

la facciamo entrare nella UE?

https://www.tpi.it/mondo/turchia/giornalista-gabriele-del-grande-perche-bloccato-turchia

Mah!

 

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2017 in Notizie

 

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Terzo millennio???

http://magazinedelledonne.it/news/content/2447305-piccola-mowgli-in-india-una-bambina-e-stata-cresciuta-dalle-scimmie?utm_source=magazinedelledonne&utm_medium=mail&utm_campaign=digest

http://magazinedelledonne.it/news/content/2447208-stupro-su-facebook-a-chicago-15enne-violentata-dal-branco?utm_source=magazinedelledonne&utm_medium=mail&utm_campaign=digest

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2017 in Notizie

 

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un pensiero veloce veloce

Dove non arriva lo Stato, arrivano i pastori sardi! Grandi applausi per questi ultimi

👏👏👏

gente notoriamente generosa.

 
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Pubblicato da su 31 marzo 2017 in Notizie

 

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Diversità…

La globalizzazione disumana:

La Oerlikon Graziano, azienda metalmeccanica di Rivoli (Torino), ha licenziato un operaio rientrato in fabbrica otto mesi dopo un trapianto al fegato. «Mi hanno fatto una visita e mi hanno dichiarato inabile, mi hanno costretto a tre settimane di ferie forzate e poi lunedì scorso mi è arrivata la lettera di licenziamento», racconta Antonio Forchione, 55 anni. L’operaio – 37 anni di lavoro alle spalle – farà causa all’azienda per ottenere un risarcimento. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato subito uno sciopero di due ore su tutti i turni e hanno definito «inaccettabile» la decisione dell’azienda, leader nel campo della produzione di ingranaggi e componenti per la trasmissione. Allo studio c’è un’intera giornata di sciopero che dovrebbe coinvolgere anche gli altri stabilimenti piemontesi e il sito di Bari. È il terzo caso simile dopo quello di due delegati Fiom nelle fabbriche di Bari e di Sommariva Bosco. La Oerlikon Graziano ha circa 700 dipendenti a Rivoli, oltre 1.500 in Italia. Non è la prima volta che l’azienda finisce sotto i riflettori per comportamenti anti-sindacali:qualche mese fa i dipendenti avevano contestato le «pause collettive»: nove minuti di interruzione del lavoro per utilizzare la toilette, fumare una sigaretta o bere un caffè. Momenti da «consumare» a gruppi, aveva disposto la direzione. Un operaio, militante sindacale, che aveva contestato il provvedimento era stato licenziato «per supposta sopravvenuta inidoneità fisica» dopo un intervento chirurgico, con relativo periodo di riposo per malattia. Una decisione che aveva colto di sorpresa colleghi e sindacato, che avevano parlato di una «ritorsione»

http://www.corriere.it/cronache/17_marzo_08/licenziato-trapianto-11a28dde-042a-11e7-9858-d74470e8bbec.shtml?refresh_ce-cp

La globalizzazione umana:

La settimana scorsa stavo pranzando a Chick-fil-a. Mentre mangiavo ho notato un uomo seduto per terra accanto al suo cane.
Accanto a loro c’era un cartello in cui chiedeva soldi o cibo per lui o per il cane. Era chiaramente una persona in difficoltà. Gli ho osservati per tutta la durata del pranzo. Non ha mai smesso di accarezzare il suo cane mentre la gente gli passava accanto ignorandoli.
Quando ho finito il mio pranzo sono riandato alla cassa e ho ordinato un altro menu di pollo con il contorno. Sono uscito e sono andato dritto a quel uomo, lasciandogli la busta con il pranzo per lui e un sacchetto di cibo per cani che avevo nella macchina per quando portavo i miei cani al lavoro.
Mi ha guardato e mi ha sorriso… la sua faccia si è illuminata quando gli ho dato il pranzo per lui. Ma quando gli ho portato anche il sacchetto di crocchette per il cane è letteralmente impazzito di gioia. È saltato in piedi e mi ha stretto la mano con le lacrime agli occhi. Ha detto che spesso si sentiva invisibile e che nessuno lo trattava più come un umano da tanto tempo… per tutti lui era il barbone che stava all’angolo.
Gli ho chiesto se era disposto a lavorare e mi ha risposto che lo farebbe pure subito e che non si risparmierebbe nemmeno un secondo. Gli ho dato il mio biglietto da visita e gli ho dato appuntamento il giorno dopo, nello stesso posto, promettendogli che l’avrei fatto lavorare.
Il giorno dopo sono andato e l’ho trovato aspettandomi. Il suo cane era con lui e mi ha chiesto se poteva portarlo. Gli ho detto che anch’io portavo spesso i miei e che sarò felice averlo in giro. Siamo arrivati nel cantiere dove lavoravo io. Quell’uomo ha spostato tavole di legno e attrezzi per tutto il giorno per me senza mai fermarsi o lamentarsi. Il suo cane lo seguiva come un ombra… Non aveva mentito: era davvero un gran lavoratore. Mentre lavorava mi ha raccontato di aver perso sua moglie in un incidente, che la banca si era ripresa la sua casa, che non aveva figli e che il cane era la cosa più bella che aveva. Ha aggiunto che conosce bene la disperazione e che molte volte è stato sputato dalle persone mentre chiedeva l’elemosina ma che tutto questo non lo faceva soffrire. L’unica cosa che lo faceva soffrire era quando non aveva nulla da dare da mangiare al suo cane…
Alla fine del giorno gli ho dato la sua paga: $ 80. Lo sguardo nei suoi occhi valeva molto di più. Il mio gesto sembrava aver riportato una scintilla di felicità nei suoi occhi spenti dalla tristezza. Per il resto della settimana ho continuato ad andare a prenderlo nel solito posto e portarlo al lavoro, tutti giorni.
Ieri, quando l’ho riportato, mi ha chiesto di accompagnarlo in un posto diverso. Mi ha ringraziato dicendomi che quello che gli stavo dando gli permetteva di comprare da mangiare per lui e per il cane e di pagare l’affitto di un camper per non dormire più sotto le stelle. E sceso dalla macchina e ho deciso di seguirlo senza farmi vedere. Prima di rientrare nel suo camper si  fermato davanti a un fioraio e ha comprato delle rose… che poi ha portato sulla tomba di sua moglie.
Dopo aver visto questa scena toccante, ho deciso che sarei continuato ad andare a prenderlo tutti i giorni e lo avrei portato con me a lavorare tutti i giorni.

http://blog.pianetadonna.it/ilmiocanebau/dato-mangiare-un-senzatetto-al-suo-cane-quello-successo-mi-lasciato-senza-parole-luomo/

 
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Pubblicato da su 9 marzo 2017 in Notizie

 

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Tutto da ridere…

http://www.supereva.it/cane-torna-cosi-ecco-che-gli-e-successo-33868

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2017 in Notizie

 

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Ecco dove finiscono i nostri soldi…

Mentre i riflettori mediatici erano puntati su Sanremo, dove si è esibita anche Roberta Pinotti cantando le lodi delle missioni militari che «riportano la pace», il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio il disegno di legge che consentirà l’implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, delegando al governo «la revisione del modello operativo delle Forze armate». Revisione, in senso «migliorativo», di quello attuato nelle guerre cui l’Italia ha partecipato dal 1991, violando la propria Costituzione.
Dopo essere passato per 25 anni da un governo all’altro, con la complicità di un parlamento quasi del tutto acconsenziente o inerte che non lo mai discusso in quanto tale, ora sta per diventare legge dello Stato. Un golpe bianco, che sta passando sotto silenzio.
Alle Forze armate vengono assegnate quattro missioni, che stravolgono comple-tamente la Costituzione. La difesa della Patria stabilita dall’Art. 52 viene riformulata, nella prima missione, quale difesa degli «interessi vitali del Paese». Da qui la seconda missione: «contributo alla difesa collettiva dell’Alleanza At-lantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese». Il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, stabilito dall’Art. 11, viene sostituito nella terza missione dalla «gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale».
Il Libro Bianco demolisce in tal modo i pilastri costituzionali della Repubblica italiana, che viene riconfigurata quale potenza che si arroga il diritto di intervenire militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo — Nordafrica, Medioriente, Balcani — a sostegno dei propri interessi economici e strategici, e , al di fuori di tali aree, ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando Usa.
Funzionale a tutto questo è la Legge quadro en-trata in vigore nel 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero, costituendo per il loro finanziamento un fondo specifico presso il Ministero dell’economia e delle finanze. Infine, come quarta missione, si affida alle Forze armate sul piano interno la «salvaguardia delle libere istituzioni», con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza», formula vaga che si presta a misure autoritarie e a strategie eversive.
Il nuovo modello accresce fortemente i poteri del Capo di stato maggiore della difesa anche sotto il profilo tecnico-amministrativo e, allo stesso tempo, apre le porte delle Forze armate a «dirigenti provenienti dal settore privato» che potranno ricoprire gli incarichi di Segretario generale, responsabile dell’area tecnico-amministrativa della Difesa, e di Direttore nazionale degli armamenti. Incarichi chiave che permetteranno ai potenti gruppi dell’industria militare di entrare con funzioni dirigenti nelle Forze armate e di pilotarle secondo i loro interessi legati alla guerra.
L’industria militare viene definita nel Libro Bianco «pilastro del Sistema Paese» poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».
Non resta che riscrivere l’Art. 1 della Costituzione, precisando che la nostra è una repubblica, un tempo democratica, fondata sul lavoro dell’industria bellica.

 http://serenoregis.org/2017/02/15/il-libro-del-golpe-bianco-manlio-dinucci/

Io aggiungerei una piccola postilla che ho trovato qui:
“nel 1848 Henry David Thoreau coniò il termine ‘disobbedienza civile’ in un saggio in cui spiegava i motivi per cui la sua adesione all’abolizione della schiavitù l’aveva portato a rifiutare di pagare le tasse volte a sostenere l’impegno di guerra. Leggi morali superiori obbligano i cittadini a disobbedire a leggi che istituzionalizzano ingiustizia e violenza.”

 
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Pubblicato da su 1 marzo 2017 in Notizie

 

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Fabo…

Il caso di Dj Fabofabo-libero-2-1024x538, il ragazzo che ha chiesto la dolce morte in Svizzera, non è isolato e sono tanti gli italiani che ogni giorno cercano informazioni sul suicidio assistito all’estero. Nell’autunno del 2016 abbiamo seguito il lavoro di una delle associazioni che in Italia svolge esattamente questo compito: parliamo di Exit Italia, realtà basata a Torino e che conta 3.800 iscritti sul territorio nazionale (leggi l’inchiesta qui). Emilio Coveri è il presidente dell’organizzazione che riceve ogni giorno molte richieste di aiuto e di informazioni. «Ormai sono cieco – spiegava -. E quando ho iniziato a perdere la vista, 20 anni fa, ho pensato di farla finita. Poi ho capito che c’era un’altra strada. Oggi leggo le email con il lettore vocale ma rispondo quasi subito e non faccio mai aspettare più di due ore a una richiesta esterna perché ricevo circa 40 email a settimana. E’ la gente che mi racconta la sua storia».
Il presidente torinese ha detto di ricevere circa 70/80 telefonate a settimana da persone che chiedono di morire volontariamente in un paese lontano. «Mi chiama gente paralizzata, gente che vede il marito o la moglie soffrire pene indicibili per malattie non curabili». In passato a Coveri è capitato di dover convincere persone che si volevano togliere la vita, o che la volevano togliere al parente malato, a desistere immediatamente da quell’intento: non si deve uccidere per farla finita, insiste il presidente durante tutte le interviste che gli rivolgiamo. Esiste un’alternativa, ed è andare oltre confine. «Si muore in esilio….Molti però si vergognano a venire di persona in associazione – continua – e spesso mi pregano di non far sapere niente a nessuno: c’è un tabù ancora molto forte su cosa può pensare di te il vicino se scopre che hai chiesto di saperne di più sulla morte medicalmente assistita».

IL CONFINE TRA LECITO E ILLECITO

Exit, come altri enti gemelli presenti in paesi dove l’eutanasia non è disciplinata né ammessa, può solo fornire informazioni sulle procedure e sugli Stati in cui è legale fare domanda o per l’eutanasia vera e propria o per il suicidio medicalmente assistito come accade in Svizzera. «Diamo solo informazioni perché la legge Italiana ci impedisce qualunque altro atto possa violare gli articoli 579 e 580 del codice penale, ovvero le norme che puniscono l’omicidio del consenziente o l’aiuto e l’istigazione al suicidio», spiega Coveri che pure ammette quanto la sua attività sia comunque rischiosa. «Siamo sempre sul confine, per così dire, e in passato mi è capitato di subire perquisizioni in casa da parte delle forze dell’ordine allertate sul fatto che creassimo pullman pieni di persone da portare su in Svizzera o in Olanda. Ma era tutto falso, Exit non fa questo e infatti poi le accuse sono cadute».

LA PROCEDURA

Le organizzazioni, dunque, possono rispondere semplicemente a delle domande. Ad esempio: chi è che organizza il viaggio all’estero? Da quanto emerge sono i richiedenti a dover preparare la dipartita per conto proprio. Con dei costi alti. «Tutta la procedura è a carico della persona, del paziente, compreso il costo per arrivare su in Svizzera e di una eventuale ambulanza per il trasporto. Tra procedura, agenzia funebre, viaggio, trasporto salma e cremazione, e ovviamente le visite del medico quando sei nella struttura, direi che siamo sui 9.500 euro», calcola il presidente a spanne. Prima di aprire il portafogli però bisogna sapere a cosa si va incontro. «Morire di volontà propria è un processo pieno di controlli. Prima di tutto bisogna aver fatto testamento biologico e solo a quel punto si può fare la domanda di attivazione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita». Per ottenere il via libero occorre dimostrare di avere una malattia grave, incurabile, clinicamente accertata e irreversibile. «A quel punto una commissione medica svizzera composta da 3 medici della struttura o dell’ambulatorio convenzionato per il procedimento di suicidio assistito analizza la richiesta della persona; se ottiene luce verde allora si passa alla fase successiva. Ma attenzione: i malati psichici non possono accedere alla procedura».

IL COCKTAIL DI FARMACI

Una volta arrivati nella struttura il procedimento non avviene senza prima ulteriori controlli. Come spiegava Coveri «il medico svizzero è tenuto per legge a farti desistere dal prendere il mix di barbiturici che ti farà addormentare per sempre. Perché è lui che chiede la medicina a suo nome, il cocktail che poi tu berrai volontariamente e che ti farà morire. Come ulteriore verifica si chiama la gendarmeria per controllare che tutta la procedura sia stata fatta correttamente: non è quindi possibile corrompere il medico affinché, anche in assenza dei requisiti, proceda comunque a somministrare il cocktail letale». Il seguito del racconto di Coveri è una cronaca di cosa accade al di là del confine con la Svizzera. «Si stabilisce il giorno della morte e come già detto si deve partire comunque il giorno prima per sottoporsi a un ultimo giro di visite e di richieste da parte del medico. La mattina dopo, la procedura prevede che il medico chieda ancora al paziente di ripensarci. Se il paziente invece è convinto di voler procedere allora il medico somministra il cocktail: nei primi 30 secondi la sostanza fa addormentare la persona. Nei successivi 5-7 minuti ci sarà un arresto cardiaco. Si muore essenzialmente di arresto cardiaco. Ci sarà poi la cremazione».

L’EQUIVOCO SUI DATI

Secondo l’associazione nell’ultimo anno e mezzo sono 45 le persone che dall’Italia, contattando l’organizzazione e avendo tutti i requisiti previsti dalla legge Svizzera per il suicidio medicalmente assistito, sono partite per non tornare mai più. In totale, dal 2004, si arriva a 150. Ma il fenomeno non è facilmente misurabile. Mancano studi, anche solo sul numero di richieste per morire oltre confine. L’unica indagine mai prodotta da un istituto di ricerca, il Mario Negri, e indicata erroneamente in passato come fonte per inquadrare il fenomeno dell’eutanasia clandestina, riguarda in realtà la pratica del non accanimento terapeutico all’interno degli ospedali. Ed è ormai vecchia: del 2007. L’Istat non riesce a fornire dati simili perché essendo l’eutanasia in Italia reato nessuno è disposto a fornire anche in modo anonimo informazioni al riguardo e laddove i dati sui suicidi “sospetti” ci sono, le correlazioni sono a rischio errore statistico perché la casistica ufficiale è troppo esigua. Secondo associazioni come EXIT invece sarebbe sufficiente iniziare a contare le richieste di informazioni e di procedure all’estero, perché il fenomeno c’è. Solo che non si riesce a (o non si vuole) vedere.

http://www.lastampa.it/2017/02/27/italia/cronache/come-funziona-il-suicidio-assistito-in-svizzera-e-quanti-italiani-lhanno-scelto-d7jbLsnoU12rzxyXWuvtuI/pagina.html

 
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Pubblicato da su 27 febbraio 2017 in Notizie

 

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