RSS

Archivi categoria: Mostre

Palazzo Madama

Un mesetto fa o giù di lì, non mi ricordo, era comunque dicembre dello scorso anno, sono andata a vedere un’interessante mostra a Torino. Per la precisione a Palazzo Madama. Donne in prima linea, donne fotografe che vanno nei territori di guerra a fotografare “la guerra degli uomini”, come dice La Stampa. Una mostra decisamente interessante.
Devo ammettere che Palazzo Madama è inoltre da visitare tutto per le altre mostre interessanti esposte. Ogni piano, poi rappresenta un periodo: il piano terra il gotico, il 1 il Barocco con  La Sala del Senato, dove  Carlo Alberto firmò lo  Statuto Albertino e divenne il primo Senato del Regno d’Italia (per me appassionata di Risorgimento, è una sala splendida), il 2 arti decorative…
E, tanto per rimanere in tema di foto, si possono scattare fotografie senza flash. Per questo ci  ritornerò.

Dicevo della mostra delle fotoreporter.
Due donne le conoscevo già di fama: Andreja Restek perché seguo il suo giornale on-line APR news, giornale che racconta i fatti reali che succedono in luoghi lontani da noi, fatti reali e soprattutto veritieri, cosa molto importante nel giornalismo odierno.
Mi fa tornare in mente Vik …
L’altra che conoscevo era Camille Lepage, di cui avevo letto del suo assassinio un paio di anni fa, in Africa, non mi ricordo precisamente dove. Purtroppo lei non è più tornata a casa, una ragazza molto giovane che ha lasciato la vita per questa sua passione. Chissà se i suoi uccisori sono stati individuati e arrestati… non so, confesso.
Il suo link con le sue foto: http://camille-lepage.photoshelter.com/portfolio.

Una giornata positiva, sì decisamente positiva

 
13 commenti

Pubblicato da su 28 gennaio 2017 in Mostre

 

Tag: , , ,

Due giorni

Due giorni tutti per noi, senza figli e nipoti al seguito, una tranquillità e una pace indescrivibile.
Ogni tanto è necessario staccare, tanto necessario che io e il maritino abbiamo preso la decisione di rifare la cosa ogni settimana a venire, magari non due giorni ma un giorno non ce lo toglierà nessuno, un giorno tutto per noi.

Mercoledì avevamo pensato inizialmente di andare a visitare la mostra di Carol Rama, poi giunti a Torino siamo andati nella parte bella della città, in riva al Po. Dai Murazzi siamo arrivati quasi a San Mauro dalla parte collinare, peccato che la giornata fosse freddina e un po’ nuvolosa…
Pranzo velox e nel tardo pomeriggio ci siamo trovati con alcuni amici della zona Vanchiglia con cui siamo andati a cena in un locale napoletano di Via Mazzini [finalmente i napoletani van d’accordo con i mazziniani 😉 finalmente possiamo dire che l’unità d’italia si è davvero realizzata 😉  ]
Cena molto soddisfacente e compagnia splendida e disponibile a darci un letto per la notte…

Giovedì ognuno per fatti propri. Gli amici ancora lavorano, non hanno avuto la fortuna di potersi pensionare, ne avranno ancora per tre anni grazie alla madonna piangente della Fornero.
Noi siamo andati a Palazzo Chiablese a goderci Toulouse-Lautrec.
Confesso che mi sarei aspettata qualcosa in più…
Nel pomeriggio alla Tesoriera ad ascoltare musica: il clarinetto e i violini piacevolissimi.

Ora a casa, fa una strana sensazione il tornare, un po’ stanca, l’età si fa sentire, ahimè, ma due giorni pieni e piacevoli da rifare davvero.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 10 novembre 2016 in Mostre, Quotidiano

 

Tag: , , , ,

Roberto Donetta*

Una mostra che ho visitato sabato 19/12 a Lugano. Un fotografo che non conoscevo e, sinceramente, mi ha entusiasmata per la semplicità degli scatti che raccontano un tempo passato fatto sì di fatica e sacrificio ma “pulito” nella sua quotidianità.

http://ildiscorso.it/2015/11/09/roberto-donetta-fotografo-museo-darte-della-svizzera-italiana-lugano-palazzo-reali-ala-est/

d.

d1

d2

d3

d4

d5

d6

d7

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 20 dicembre 2015 in Mostre

 

Tag:

L’arte borghese del XVIII secolo

Nel Settecento, la crescita inarrestabile del potere economico della borghesia porta a definitiva maturazione in seno a questo ceto la consapevolezza della propria identità politica e culturale.
Sulla base di una nuova concezione libertaria della vita associata, Rousseau e altri filosofi illuministi misero in discussione le istituzioni tradizionalmente detentrici del potere, ossia la Chiesa e lo Stato, contribuendo in maniera determinante agli avvenimenti della Rivoluzione Francese (1789.)

Il Rococò, stile in gran voga all’inizio del secolo nei circoli di corte e atto a esprimere visivamente i privilegi e lo stile di vita dell’aristocrazia agiata, era stato adottato senza riserve anche da quei committenti borghesi che tentavano di dare la scalata ai livelli più elevati della società.
Altri, tuttavia, lo rifiutarono. In realtà, tanto la frivola stravaganza del Rococò quanto l’eroica severità del Neoclassicismo non erano del tutto appropriata a esprimere i nuovi valori nei quali il ceto medio si riconosceva.
Nel contesto socio-culturale borghese, quella stessa reazione al fasto della corte e quello stesso bisogno di moralità che avevano ispirato la nascita dell’arte Neoclassica con il suo stile austero, trovarono espressione nella grande fortuna della produzione di genere, un filone che prese in questo periodo, le forme più varie, dai quadretti naturalistici di vita quotidiana, alle manifestazioni più virulenti di satira politica.
Con il termine di “genere” s’intendono quelle rappresentazioni di vita quotidiana – di solito nella forma di quadri di piccole dimensioni – dal tono intimo e spesso moraleggiante che tanta fortuna avevano incontrato presso la borghesia olandese del XVIII secolo.
Nell’Italia del settecento, Giuseppe Maria Crespi, e altri artisti iniziarono a rappresentare nelle loro opere i momenti più caratteristici dell’esistenza dei ceti borghesi e contadini, ad esempio, quello della caccia delle pulci che all’epoca affliggevano senza pregiudizi gli individui di ogni condizione sociale:
Pietro Longhi dipingeva scene di mercati rionali, interni domestici o mostre di animali rari, in cui la borghesia e l’aristocrazia veneziana è rappresentata senza la minima idealizzazione.
Nel Portarolo e in altri dipinti di Giacomo Ceruti (detto il Pitocchetto), infine, sono documentate le condizioni di vita del proletariato bresciano e milanese, senza però che vi si possa riscontrare alcun intento di critica sociale.

Pietro Longhi nasce a Venezia nel 1702.
Ebbe una prima formazione presso la bottega di Antonio Balestra, poi si perfeziona a Bologna come discepolo di Giuseppe Maria Crespi. La sua prima opera è la Pala di San Pellegrino condannato al supplizio nel 1732.
Nel 1734 termina di affrescare le pareti e il soffitto dello scalone di Ca’ Sagredo.
Abbandona, poi la pittura religiosa per dedicarsi alla pittura di “genere” concentrandosi sulla via quotidiana domestica e mondana veneziana del Settecento, dipingendo con grande realismo dimostrando così il suo dono di grande osservatore.
Muore a Venezia nel 1785.

Da L’arte nella storia dell’uomo di Mary Hollingsworth

be604-la2bcioccolata2bdel2bmattino
Cioccolata del mattino
a7eb6-15-pietro-longhi-il-parrucchiere
Parrucchiere
bfe24-pietro-longhi-la-lezione-di-danza-1741-circa
Lezione di danza
d7485-pietro-longhi-la-lezione-di-geografia-1752
Lezione di geografia
e1047-famiglia2bpatrizia
Incontro con la famiglia
0445a-pietro-longhi-il-concertino-1741
Concertino
0ac79-62bpietro2blonghi2b-2blo2bsvenimento
Svenimento
La vita di una aristocratica del settecento veneziano dipinta da Pietro Longhi
 
8 commenti

Pubblicato da su 8 novembre 2015 in Mostre

 

Tag: