Il caso di Dj Fabofabo-libero-2-1024x538, il ragazzo che ha chiesto la dolce morte in Svizzera, non è isolato e sono tanti gli italiani che ogni giorno cercano informazioni sul suicidio assistito all’estero. Nell’autunno del 2016 abbiamo seguito il lavoro di una delle associazioni che in Italia svolge esattamente questo compito: parliamo di Exit Italia, realtà basata a Torino e che conta 3.800 iscritti sul territorio nazionale (leggi l’inchiesta qui). Emilio Coveri è il presidente dell’organizzazione che riceve ogni giorno molte richieste di aiuto e di informazioni. «Ormai sono cieco – spiegava -. E quando ho iniziato a perdere la vista, 20 anni fa, ho pensato di farla finita. Poi ho capito che c’era un’altra strada. Oggi leggo le email con il lettore vocale ma rispondo quasi subito e non faccio mai aspettare più di due ore a una richiesta esterna perché ricevo circa 40 email a settimana. E’ la gente che mi racconta la sua storia».
Il presidente torinese ha detto di ricevere circa 70/80 telefonate a settimana da persone che chiedono di morire volontariamente in un paese lontano. «Mi chiama gente paralizzata, gente che vede il marito o la moglie soffrire pene indicibili per malattie non curabili». In passato a Coveri è capitato di dover convincere persone che si volevano togliere la vita, o che la volevano togliere al parente malato, a desistere immediatamente da quell’intento: non si deve uccidere per farla finita, insiste il presidente durante tutte le interviste che gli rivolgiamo. Esiste un’alternativa, ed è andare oltre confine. «Si muore in esilio….Molti però si vergognano a venire di persona in associazione – continua – e spesso mi pregano di non far sapere niente a nessuno: c’è un tabù ancora molto forte su cosa può pensare di te il vicino se scopre che hai chiesto di saperne di più sulla morte medicalmente assistita».

IL CONFINE TRA LECITO E ILLECITO

Exit, come altri enti gemelli presenti in paesi dove l’eutanasia non è disciplinata né ammessa, può solo fornire informazioni sulle procedure e sugli Stati in cui è legale fare domanda o per l’eutanasia vera e propria o per il suicidio medicalmente assistito come accade in Svizzera. «Diamo solo informazioni perché la legge Italiana ci impedisce qualunque altro atto possa violare gli articoli 579 e 580 del codice penale, ovvero le norme che puniscono l’omicidio del consenziente o l’aiuto e l’istigazione al suicidio», spiega Coveri che pure ammette quanto la sua attività sia comunque rischiosa. «Siamo sempre sul confine, per così dire, e in passato mi è capitato di subire perquisizioni in casa da parte delle forze dell’ordine allertate sul fatto che creassimo pullman pieni di persone da portare su in Svizzera o in Olanda. Ma era tutto falso, Exit non fa questo e infatti poi le accuse sono cadute».

LA PROCEDURA

Le organizzazioni, dunque, possono rispondere semplicemente a delle domande. Ad esempio: chi è che organizza il viaggio all’estero? Da quanto emerge sono i richiedenti a dover preparare la dipartita per conto proprio. Con dei costi alti. «Tutta la procedura è a carico della persona, del paziente, compreso il costo per arrivare su in Svizzera e di una eventuale ambulanza per il trasporto. Tra procedura, agenzia funebre, viaggio, trasporto salma e cremazione, e ovviamente le visite del medico quando sei nella struttura, direi che siamo sui 9.500 euro», calcola il presidente a spanne. Prima di aprire il portafogli però bisogna sapere a cosa si va incontro. «Morire di volontà propria è un processo pieno di controlli. Prima di tutto bisogna aver fatto testamento biologico e solo a quel punto si può fare la domanda di attivazione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita». Per ottenere il via libero occorre dimostrare di avere una malattia grave, incurabile, clinicamente accertata e irreversibile. «A quel punto una commissione medica svizzera composta da 3 medici della struttura o dell’ambulatorio convenzionato per il procedimento di suicidio assistito analizza la richiesta della persona; se ottiene luce verde allora si passa alla fase successiva. Ma attenzione: i malati psichici non possono accedere alla procedura».

IL COCKTAIL DI FARMACI

Una volta arrivati nella struttura il procedimento non avviene senza prima ulteriori controlli. Come spiegava Coveri «il medico svizzero è tenuto per legge a farti desistere dal prendere il mix di barbiturici che ti farà addormentare per sempre. Perché è lui che chiede la medicina a suo nome, il cocktail che poi tu berrai volontariamente e che ti farà morire. Come ulteriore verifica si chiama la gendarmeria per controllare che tutta la procedura sia stata fatta correttamente: non è quindi possibile corrompere il medico affinché, anche in assenza dei requisiti, proceda comunque a somministrare il cocktail letale». Il seguito del racconto di Coveri è una cronaca di cosa accade al di là del confine con la Svizzera. «Si stabilisce il giorno della morte e come già detto si deve partire comunque il giorno prima per sottoporsi a un ultimo giro di visite e di richieste da parte del medico. La mattina dopo, la procedura prevede che il medico chieda ancora al paziente di ripensarci. Se il paziente invece è convinto di voler procedere allora il medico somministra il cocktail: nei primi 30 secondi la sostanza fa addormentare la persona. Nei successivi 5-7 minuti ci sarà un arresto cardiaco. Si muore essenzialmente di arresto cardiaco. Ci sarà poi la cremazione».

L’EQUIVOCO SUI DATI

Secondo l’associazione nell’ultimo anno e mezzo sono 45 le persone che dall’Italia, contattando l’organizzazione e avendo tutti i requisiti previsti dalla legge Svizzera per il suicidio medicalmente assistito, sono partite per non tornare mai più. In totale, dal 2004, si arriva a 150. Ma il fenomeno non è facilmente misurabile. Mancano studi, anche solo sul numero di richieste per morire oltre confine. L’unica indagine mai prodotta da un istituto di ricerca, il Mario Negri, e indicata erroneamente in passato come fonte per inquadrare il fenomeno dell’eutanasia clandestina, riguarda in realtà la pratica del non accanimento terapeutico all’interno degli ospedali. Ed è ormai vecchia: del 2007. L’Istat non riesce a fornire dati simili perché essendo l’eutanasia in Italia reato nessuno è disposto a fornire anche in modo anonimo informazioni al riguardo e laddove i dati sui suicidi “sospetti” ci sono, le correlazioni sono a rischio errore statistico perché la casistica ufficiale è troppo esigua. Secondo associazioni come EXIT invece sarebbe sufficiente iniziare a contare le richieste di informazioni e di procedure all’estero, perché il fenomeno c’è. Solo che non si riesce a (o non si vuole) vedere.

http://www.lastampa.it/2017/02/27/italia/cronache/come-funziona-il-suicidio-assistito-in-svizzera-e-quanti-italiani-lhanno-scelto-d7jbLsnoU12rzxyXWuvtuI/pagina.html

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Informazioni su Farfalla Legger@

AMO: Le persone che mi fanno ridere, le persone sincere, gli autoironici, le persone che sanno ancora sognare nonostante tutto, le persone che sono piene di contraddizioni e di incoerenze, le persone che non credono di avere la verità in tasca, le persone che parlano poco ma in compenso ascoltano molto. ODIO: I ruffiani, i vili, le persone sempre pronte a cambiare opinione a seconda del proprio tornaconto personale, quelli che hanno bisogno di un capo che dica loro cosa devono fare, o pensare, che non si incazzano davanti a tutte le ingiustizie che ci sono, quelli che si accontentano di questo schifo di mondo, quelli che “…tanto è sempre stato e sempre sarà così". Altruista, egoista. Bellissima, befana. Buona, cattiva. Gelosa, distaccata. Dolce, aggressiva. Incasinata, organizzata. Imperfetta, perfetta. Simpatica, antipatica. Allegra, incazzata. Intelligente, ignorante. Curiosa, disinteressata. Solare, strana. Felice, triste. Comunque sia... sempre io! Anna è il mio nome Farfalla Legger@ è la mia essenza Ops dimenticavo sono vegana, animalista, profondamente comunista. Questo è il pacchetto completo. Prendere o lasciare... ☺ ♥ ♫ ☺ ♥ ♫

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  1. Neda ha detto:

    In Italia è reato anche il suicidio. In effetti, se uno sopravvive, per la legge dovrebbe andare in galera, ma credo lo affidino a psichiatri che lo riempiono di farmaci e quando smetterà di prenderli avrà motivi in più per cercare di “andarsene”. Alla faccia della libertà personale, alla faccia del giuramento di Ippocrate che dice : 1° Non nuocere al malato, il che non significa obbligarlo a fare cure nelle quali non crede o che non gli sono più utili e che ha il diritto di rifiutare se lo vuole.
    Scusa lo sfogo.
    Ciao, buon pomeriggio.

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  2. Anna ha detto:

    Ciao amica mia, io comprendo il tuo stato d’animo più di quanto tu pensi. Io ho avuto mio padre nelle stesse condizioni e ho pregato un infermiere e un dottore di staccare tutti quegli aggeggi che lo tenevano in vita. Mi fu risposto che non si poteva. Cristo fu più clemente e dopo pochi giorni dalla mia richiesta se lo portò in cielo.
    Premesso questo, tutta questa storia dimostra chiaramente che l’Italia è sempre l’ultima a decidere, per incapacità di una classe politica che si nasconde dietro il paravento del Vaticano che cmq fa la sua parte in senso negativo
    Il mio ricordo va a Welby a cui rifiutarono il funerale religioso.
    C’è una cosa che io non capisco in tutta questa storia. Perchè Cappato si è autodenunciato ed è ora inquisito per istigazione al suicidio? Secondo gli inquirenti ha istigato una persona che aveva già deciso di suicidarsi? Poi la parola suicidio è quando ci si ammazza da soli, non mi sembra il caso di Fabo.
    Mah, abbraccio forte forte cara. ❤

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  3. vincenza63 ha detto:

    Grazie, Anna… ❤

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    • Anna ha detto:

      Grazie a te, cara. L’averti incontrata anche se solo virtualmente per me è stata una fortuna. Mi dimostra che sul web ci sono anche persone belle dentro e ciò mi dà la forza di continuare a rimanere in questo mare… Baciobacio cara sempre per te.

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  4. caterina rotondi ha detto:

    Si regala sofferenza a dei poveri Cristi in terra preocupandosi delle leggi che invece non usano quando dovrebbero.
    La povera Italia e tutta da rifare.
    Grazie Anna…buona notte
    Caterina

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