La memoria dell’offesa*

  • E’ generalmente difficile negare di aver commesso una data azione o che quest’azione sia stata commessa; è invece facilissimo alterare le motivazioni che ci hanno condotto a un’azione e le passioni  che in noi hanno accompagnato l’azione stessa. Questa è materia molto fluida, soggetta a deformarsi sotto forze anche molto deboli,  alle domande «perché lo hai fatto? » o «cosa pensavi facendolo? » non esistono risposte attendibili, perché gli stati d’animo sono labili per natura e ancora più labile è la loro memoria.
    • Anche nel campo più vasto delle vittime si osserva una deriva delle memoria, ma qui manca il dolo. Chi riceva un’ingiustizia o un’offesa non ha bisogno di elaborare bugie per discolparsi di una colpa che non ha, ma questo non esclude che anche i suoi ricordi possano essere alterati. E’ stato notato che molti reduci da guerra e da altre esperienze traumatiche tendono a filtrare inconsapevolmente i loro ricordi rievocandoli tra loro o, raccontandoli a terzi, preferiscono soffermarsi sulle tregue, sui moment i di respiro e sorvolare sugli episodi  più dolorosi. Questi ultimi non vengono richiamati volentieri alla memoria e perciò tendono ad annebbiarsi col tempo e perdere i loro contorni.

I sommersi e salvati di Primo Levi

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