Il francobollo

Il Francobollo di Anna Pontecorvo Potenza

Tra le tante e tante invenzioni, del tutto innovative che si ebbero nell’800, ve ne fu una che nacque, e come tale rimane ancora nei nostri giorni seppur con qualche parziale necessaria modifica, e che sarà ancora presente nel mondo almeno per i prossimi decenni: il francobollo.
E’ un’invenzione conseguente alla rivoluzione industriale che iniziò a svilupparsi nella prima metà del XIX secolo con l’espandersi dei commerci: occorreva assicurare la trasmissione delle notizie in maniera regolare, riformare in definitiva un servizio che, pur esistendo da sempre, era affidato a portalettere, corrieri, postiglioni, che venivano pagati quasi esclusivamente alla consegna delle missive.
Ed è qui che si inserisce la solita favola metropolitana. L’inglese sir Rowland Hill vede una ragazza di campagna che restituiva una lettera, a lei indirizzata dal suo fidanzato, al postiglione senza aprirla e senza pagarne il porto, in quanto le era stata sufficiente un0occhiata ad alcuni segni convenzionali riportati sulla busta per capirne il messaggio. Bastò questo perche Hill giungesse al concepimento della principale regola della riforma postale: far pagare il servizio anticipatamente. In effetti, Rowland Hill era un educatore ed amministratore di vasti interessi che andavano dalla matematica all’astronomia, dalla stampa, ai trasporti e che fin dal 1836 aveva iniziato a pubblicare opuscoli e schemi per la riforma del servizio postale i cui costi non dovevano più essere basati sulle distanze e sui numeri di fogli delle missive ma semplicemente sul peso ed il cui onere molto contenuto e prepagato avrebbe enormemente sviluppato il settore delle comunicazioni, come ricevuta dell’avvenuto pagamento, Hill inventò il francobollo. Quel rettangolino di carta gommata che si incolla, generalmente sulla parte anteriore desta, in alto, della busta prima di imbucarla.
il primo francobollo venne al mondo il 6 maggio 1840 e non poteva non effigiare la giovane sovrana inglese Vittoria, all’epoca appena ventunenne e già da tre anni al trono; era di colore nero e del valore di 1 penny ed era stampato su carta filigranata che recava l’impronta di una minuscola corona sormontata da una piccola croce: il suo nome ufficiale rimarrà quello di “penny black”. Due giorni dopo entrava in circolazione il two pence il valore da 2 penny di colore azzurro. Dal punto di vista dello sviluppo delle relazioni sociali e delle comunicazioni commercianti, la riforma ebbe uno strepitoso successo: nel 1840 circolarono ben 169.000.000 di lettere, molte più del doppio dell’anno precedente, e soltanto dieci anni dopo il numero era quasi quadruplicato.
Dal punto di vista economico non vi fu un immediato risultato positivo in quanto da L 1.600.000 introitate degli uffici postali inglesi nel 1839 si scese nel 1840 a L 500.000 e ci vollero ben altri trentacinque anni perché si raggiungesse di nuovo la quota del 1839.
Tuttavia, con la riforma di Rowland Hill iniziò effettivamente una nuova era per la posta che via iva le altre nazioni del mondo adottarono: dopo l’Inghilterra fu infatti la volta del Cantone Svizzero di Zurigo che il 21 gennaio 1843 approvava la riforma del servizio postale cantonale e il1 marzo 1843 emetteva due austeri francobolli, neri, che raffiguravano i valori di 4 e 6 rappen (secondo la denominazione svizzero-tedesca) o centesimi per soddisfare la necessitò di affrancare le missive a circolazione locale (4 rappen) e le raccomandate (10 rappen). Quattro mesi dopo era il Brasile (luglio 1843) ad emettere tre valori da 30, 60, e 90 reis: anch’essi riportavano, su un fondo ovoidale moirè posto al centro di un fondo bianco, soltanto le cifre dei valori. Il loro aspetto gli valse subito il soprannome di occhi di bue; a loro seguì una seconda emissione tra il 1844 ed il 1846 detta occhi di serpente e, nel 1850, una terza detta occhi di capra. E così via: ogni prima emissione ha la sua storia e il suo soprannome come il doppio di Ginevra, le piccole aquile, svizzere o le épaulettes del 1849 del Belgio cosiddette perché re Leopoldo I vi è ritratto di tre quarti, con la spallina dell’uniforme in primissimo piano.
I primi francobolli ad essere usati nell’area italiana… erano francesi e rappresentavano “Cecere”. Erano quelli che già nel 1849 usavano, per corrispondere con le proprie famiglie, i soldati francesi di stanza a Civitavecchia ed a Roma, chiamati a presidiare lo Stato Pontificio. Nei primi decenni della sua vita il francobollo riproduceva per lo più effigi dei regnanti: da Vittoria d’Inghilterra a Ferdinando II di Borbone, da Leopoldo I del Belgio a Guglielmo III d’Olanda, a Napoleone III Presidente prima ed Imperatore poi dei Francesi, a Miguel hidalgo, a Benito Juarez, a Washington, a Jefferson ecc in una monotona successione di volti, profili, figure intere a piedi, a cavallo, con il solo mutamento dei colori di base monocromatici che certamente non erano brillanti in quanto dominava il nero, il grigio, il blu, il verde scuro e il marrone. Ci si accorse tuttavia ben presto che i colori scuri dei francobolli erano difficili da obliterare anche seguendo le direttive delle autorità che prevedevano, in Inghilterra ad esempio, che per fabbricare l’inchiostro dei timbri occorreva mescolare molto bene: “ una libbra d’inchiostro rosso da stampa, una pinta di olio di lino, mezza pinta di cascame di olio dolce…” ma che tuttavia si riusciva facilmente a cancellare e permetteva di riutilizzare i francobolli già usati con grave perdita per lo Stato. Si passò quindi a colori più chiari e ad obliterazioni in nero indelebile. Ma quella degli annullamenti è un’altra storia ed oltretutto estremamente interessante.
E’ soltanto verso la fine dell’Ottocento che si inizia a considerare il francobollo come uan forma pubblicitaria ed ecco apparire la riproduzione di monumenti celebri, località turistiche famosi, grandi eventi sportivi e storici e così via. La riforma postale di Rowland Hill dovette attendere parecchi anni prima  di poter essere applicata al servizio internazionale: se ne fecero promotori gli Americani nel 1862 ma sia la Guerra Civile Americana, sia la Guerra Franco-Tedesca arrestarono gli accordi già stilati nel 1863 a Parigi. Vi fu poi un altro grande riformatore postale, Heinrich von Stephan della confederazione postale della Germania del Nord, che preparò il progetto della unione Postale universale (U.P.U) che venne discusso nel Congresso di Berna del settembre 1874 ed al quale parteciparono ben ventidue Stati, in pratica tutta l’Europa, gli Stati uniti e l’Egitto.
Dal 1875 in poi venne pertanto applicato, da quei primi Stati aderenti e poi nel tempo da tutti gli altri, il principio fondamentale della Riforma che era quello di considerare ogni firmatario come un singola nazione, relativamente allo svolgimento del servizio postale: come tale si riconosceva il libero transito alla corrispondenza e la consegna della stessa con i mezzi migliori, più adeguati e sempre più aggiornati a disposizione.
Già nel 1885 gli Stati facenti parte dell’U.P.U, compresi i fondatori, erano ben ottantasei ed all’inizio del XX secolo centrotredici: oggi praticamente quasi nessuno ne è escluso.
Con la nascita del francobollo è nata anche una forma di collezionismo: la filatelia che nel tempo ha assunto meccanismi sempre più complessi, preziosi, eleganti, romantici e piacevoli. Ancora oggi la collezione di francobolli,  e volendo di tutti gli altri elementi postali, è considerata la regina delle collezioni in quanto sono diverse decine di milioni le persone che hanno trovato nel francobollo un loro motivo di svago e, spesso, anche di guadagno. La filatelia infatti è materia di investimento, anche se a volte con pochi o nessun risultato positivo. Infatti se il collezionista punta sul piacere di avere il pezzo che manca, lo speculatore punta sulla rarità che può avere un certo francobollo  dopo qualche anno dalla sua emissione. Oltre a ciò, tramite i francobolli si può venire a conoscere fatti e personaggi sconosciuti di paese  e di nazioni il cui governo ha concesso loro l’onore di essere effigiati sui propri valori postali. In special modo tutti i grandi personaggi dell’Ottocento e le loro opere che li hanno resi famosi, trovandosi a ridosso della nascita della filatelia, presto o tardi sono stati presentati al mondo anche se in uno spazio di cm 3 x 2: tanto quanto può essere grande un francobollo.

Rivista Ottocento n. 4 ottobre-novembre

 

Pace nel mondo

Siamo tutti implicati nella pace del mondo. Le armi o le forze armate, in certe circostanze e in certi periodi, possono produrre una relativa pace. Tuttavia, a lungo termine, è impossibile conquistare un’autentica e durevole pace mondiale attraverso lo scontro militare o l’odio e il sospetto. La pace mondiale va sviluppata attraverso la pace mentale, la reciproca fiducia e il mutuo rispetto. E, di nuovo, la chiave di volta, è la compassione o la mente altruistica.

Dalai Lama – Trasformare la mente