Altra giornata

dedicata alla raccolta di ciò che di bello ci offre la primavera. Oggi è stata la volta degli asparagi selvatici. Poi c’è stato il fuggi fuggi per via dell’arrivo della pioggia ma c’è stato il tempo per raccoglierne…

Ora è tempo di pulirli, lavarli, cucinarli…

Buon proseguimento di giornata (✿◠‿◠)

 

21 marzo… giornata mondiale della poesia

Io la festeggio con la mia poetessa preferita: Alda Merini

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Buona giornata a tutti di cuore ❤ ❤ ❤

Mio nipote…

“Nonna, perchè San Giuseppe si festeggia due volte?”
“Come due volte?”
“Sì oggi e il 1 maggio”
“Perchè la Chiesa, il 1 maggio, ha voluto intrufolarsi in una festa laica dei lavoratori ed allora non ha trovato niente di meglio che festeggiare San Giuseppe lavoratore proprio in quel giorno”
“Allora la gente, invece di andare alle manifestazioni, vanno a Messa”
“Nipotino, non fare il miscredente…pensa che stasera festeggeremo il tuo babbo in pizzeria”
“Hai ragione nonna, dice che paga lui!”
“Cielo! Allora domani dobbiamo portarci dietro l’ombrello, quando usciremo…”

 

Cantare la patria: il melodramma risorgimentale

Durante il Risorgimento, l’italianità e il melodramma si manifestarono in un connubio  che divenne noto in tutto il mondo. Il fenomeno operistico, che esaltava quella musicalità considerata tipica della lingua italiana, assunse un ruolo ancor maggiore che in passato, legandosi ad elementi di cultura nazional-popolare, che si diffusero con una tale rapidità da lasciare sbalorditi tutti gli osservatori stranieri. Più che il teatro, la poesia o la prosa del romanzo, i melodramma, durante il Risorgimento, come Mazzini aveva subito intuito, acquisiva una importante efficacia politica, proprio per la sua immediatezza sentimentale, che mescolava l’amore con la patria, la famiglia con la sofferenza per l’esilio, la ribellione giovanile e la guerra.
Il motto “Viva Verdi” (acrostico per “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”) simboleggia bene l’enorme influenza che ebbe il melodramma nelle cruciali fasi del Risorgimento italiano come mezzo propagandistico.
Messi da parte gli argomenti classici e mitologici, le storie dei libretti d’opera risultavano pieni di elementi storici e politici: dietro immagini ricorrenti di popoli perennemente oppressi si celava un riferimento neanche troppo velato, alla condizione dell’Italia. Dopo Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, furono Gioacchino Rossini e soprattutto Giuseppe Verdi ad affrontare il tema della riscossa nazionale con un pathos completamente nuovo, emozionante e coinvolgente per le folle.
Il centro di questa nuova forma di mobilitazione politica creativa e artistica divenne il Teatro alla Scala di Milano. Tutte queste opere erano destinate a incappare nella censura politica: da l’Italiana in Algeri di Rossini, Esiliati in Siberia di Donizetti, a La Norma e i Puritani di Bellini, fino ad arrivare alla prosopopea di Verdi, con Nabucco, Ernani, La battaglia di Legnano, I vespri siciliani, Trovatore.
Non c’era  molta differenza, per la verità, tra le opere con messaggi direttamente politici di incitazione alla ribellione contro lo straniero e quelle in cui questo messaggio era latente o anche assente, perché esse assumevano per il pubblico dell’opera una modalità di espressione e di indipendenza dalla cultura degli Stati dominatori, attraverso l’utilizzo di frasi e immagini che simbolicamente divenivano patrimonio comune del popolo italiano. Il melodramma risorgimentale coinvolse infatti non soltanto le classi medio-alte, ma anche quelle popolari con la diffusione dei teatri anche in paesi e città meno importanti. Si diffusero rapidamente anche in zone rurali e in piccoli paesi luoghi dove venivano periodicamente allestiti spettacoli di opera lirica, con una programmazione paragonabile, per frequenza e intensità, all’odierna produzione cinematografica. La lirica risorgimentale, inoltre, ebbe il vantaggio di finanziarsi da sola, grazie ai proventi delle biglietterie e ai finanziamenti dei “Palchettisti”. In questo periodo il melodramma diventava, ben prima dei Promessi Sposi di Manzoni, una sorta di grande romanzo italiano dell’Ottocento, il primo prodotto di esportazione della cultura italiana.
Gianluca Formichi-L’Italia unita-Giunti

Premio

La mia amichetta Vicky mi ha fatto un bel regalo.

Mi ha dato un premio. Oltre a ringraziarla e anche molto, permettemi di aprire una parentesi, una riflessione che dovrei fare tra me e me. Invece la voglio fare pubblicamente perché credo che possa servire ad altri come me, che sono un po’ ingenuotti  [eufemismo, per non dirmi di peggio 😉 ].
Ho avuto qui sul web incontri spiacevoli, tempo sprecato dietro a spiegazioni sterili, che mi hanno solo lasciato l’amaro in bocca e che cmq sto superando calando il sipario e voltando pagina e ricominciare a scriverne una nuova possibilmente pulita.
Ed ecco che su questa nuova pagina compare Vicky, non ricordo come è stato il nostro incontro, se io ho trovato lei o viceversa… so solo che ho conosciuto una bella persona, semplice come quelle che piacciono tanto a me.
Allora io, riflettendo, mi chiedo: “se io avessi continuato a perdere tempo, se io non avessi calato il sipario, se io non avessi voltato pagina, l’avrei conosciuta?”
Forse no! Ed ecco che allora il bicchiere da mezzo vuoto, è diventato mezzo pieno.
Che cosa voglio dimostrare?
Nulla di straordinario, solo che da qualcosa di negativo, può nascere un qualcosa di positivo e questo è stato sempre un pensiero che mi ha accompagnata in tutta la mia vita reale.

Tornando al gioco, le regole sono queste:

1    Mostrare il premio sul tuo blog;
2    Ringraziare i blogger che ti hanno nominato e fornire il loro link;
3    Condividere 7 fatti su di te;
4    Nominare 10 blogger e fornire i loro link.

Le prime due regole le ho seguite, ora devo raccontare 7 fatti su di me:

  • Credo molto nell’amore e nell’amicizia, do molto ma pretendo anche molto. Solo dare e non avere non è ammissibile per la mia persona.
  • Mi piace tantissimo leggere e credo che questo blog ne sia un po’ la dimostrazione. Leggo di tutto, soprattutto libri o saggi di storia, e di filosofia zen.
  • Mi piace andare per sentieri, anche se il male alla schiena si fa sentire ma io non demordo e non cedo, Sono Toro con ascendente Capricorno, due segni di terra e farmi cedere non è facile.
  • Sono animalista e vegana per una scelta etica. Al posto della carne preferisco mangiarmi un piatto di pasta e fagioli e bermi un mezzo bicchiere di vino
  • Sono una pensionata, ho avuto il cosiddetto c**o perché sono riuscita ad andarci un po’ prima della scesa in campo della Fornero (simpatica a molti vero?) e me la godo facendo cose che prima non potevo, fra lavoro e famiglia, come per esempio, visitare mostre, scrivere sul blog, andare a raccogliere erbette primaverili, colorare mandala, leggere, seguire conferenze di storia e filosofia, seguire il bar-libreria che ho messo su con alcuni amici, cucinare, ho imparato a fare il pane in casa…
  • Ecco mi viene in mente una cosa che detesto, anzi due o meglio anche tre: stirare e fare le pulizie, quelle profonde che tutti chiamano “di primavera” , la burocrazia (di questa proprio non ne capisco na mazza davvero)
  • In ultimo aggiungo che io sono credente ma non sopporto la Chiesa (infatti ci vado molto poco) troppo sporca e immorale, amo il Gesù del Vangelo.

Adesso viene la parte più tragica per me, scegliere i blogger a cui indirizzare il premio.

Questa regola non la seguirò perché i blogger sono tutti uguali per me, non so fare differenze, non so dire chi mi piace di più, chi di meno. A me piacciono tutti quelli che seguo altrimenti non li seguirei, insomma non voglio fare torto a nessuno.

Perdonatemi…questo mio limite

 

Ho trovato….

un altro vegano che ha provocano in me una tale meraviglia che ha portato l’amico blogger ha creare una poesia su questa parola:

OCCHI MERAVIGLIOSI

Niente per me è meraviglia
se non gli occhi di una donna
innamorata o forse affranta
e niente più eguaglierà la ninfa
che di natura è pura figlia.

Direi che è molto bella, anche perchè oggi come oggi provare vera meraviglia non è facile.

Una piccola riflessione

Da un paio di giorni sono tornata al mio vecchio nick: farfalla legger@.
Fino ad un paio di giorni fa usavo il mio nome e cognome perché un tizio per interloquire con me pretendeva di sapere il mio nome e cognome. Un’altra tizia invece voleva vedere la mia faccia. Le solite idiozie di persone che cercano di riempire la loro vita reale tramite il virtuale, come se dipendesse da un volto o da un nome il saper fare amicizia e soprattutto conservarla.
Ovviamente me ne sono allontanata. Ci mancherebbe cha mi facessi condizionare nel virtuale, non lo accetto nel reale, e soprattutto alla mia età inversamente giovane. Bah e boh!
Dicevo che sono tornata ad usare il mio nickname perché trovo che mi rappresenti. Mi piace volare leggera e avere accanto altri che abbiano la mia stessa voglia: quella di arricchirsi interiormente, di crescere, di dialogare, di scambiarsi opinioni senza per forza vedere un volto, conoscere un nome. Così semplicemente in allegria, in spensieratezza, senza sofferenza, senza costrizione alcuna.
Credo che in fondo il virtuale serva, tramite la scrittura, a far uscire la nostra anima, forse meglio che nel reale perché ci si confronta con sconosciuti che hanno avuto esperienze di vita molto diverse dalle nostre e con cui è più facile aprire il proprio cuore, descrivere i propri sentimenti, senza poi essere giudicati
Certo capitano incontri spiacevoli che lasciano l’amaro in bocca ma quando si impara a metabolizzare gli eventi e quando si capisce che comunque sono una minoranza in questo oceano, basta un caffè, un cioccolatino per far passare la paura di non essere capita, di non essere accettata e torna nuovamente il desiderio di navigare ops di volare. Almeno a me.

Il volare m’è dolce in questo mare…